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America in Moto

Storie, esperienze e consigli per scoprire l’America su due ruote

Sturgis & Old Wild West

Atterrato a Rapid City, il gruppo di centauri italiani guidato da Kanaloa, vive l’atmosfera del megaraduno e poi inizia un viaggio attraverso South Dakota, Wyoming, Utah, Colorado, Arizona e Nevada. Un’avventura raccontata in prima persona e con emozione da Riccardo, uno dei quarantadue viaggiatori

Tredici giorni vissuti così intensamente che, a pensarci dopo, sembrano mesi, attraverso le aree più coniche degli USA, in paesaggi mozzafiato e luoghi incantati che resteranno impressi nella mente per il resto della vita. Protagonisti quarantadue cuori diversi per esperienze, retaggi e stili di vita, da mondi motociclistici diversi. Per merito della perfetta organizzazione di Kanaloa, con Marco Mencaccini come direttore d’orchestra, quarantadue cuori pulsano all’unisono macinando assieme più di 4.500 chilometri, sempre col il sorriso stampato sul viso e tanta voglia di vivere fino in fondo questa esperienza, forte e indimenticabile. Dopo la prima presentazione sembra di conoscersi da sempre La partenza di questo gruppo eterogeneo avviene da diverse località ed è fissata per il giorno 11 agosto. Il primo episodio avviene nello scalo di Minneapolis durante il controllo dei passaporti: io e Ale siamo condotti in uno stanzino dalla polizia di frontiera solo perché indossiamo gilet con i colori HOG del Chapter di appartenenza, forse scambiati per membri di una gang famigerata Ma ci avete guardato bene? Mi gioco la carta «Io no speak english» ma niente da fare…Voglio il mio avvocato!
Ammesso che verrebbe volentieri a Minneapolis, il gioco non vale la candela. A dire il vero, per darmi le arie, sono quasi tentato di confessare l’appartenenza ad una gang divoratrice di carbonara, ma la vacanza finirebbe subito.

Spiegate una per una le patch sui gilet, fugato ogni dubbio di pericolosità, ci lasciano andare dopo circa 40 minuti di interrogatorio in stanze separate.
Finalmente atterriamo a Rapid City, nel South Dakota si respira immediatamente aria di festa per lo Sturgis Motorcycle Rally. È in programma e ce lo ricorda, non appena arrivati in hotel, il primo messaggio nel gruppo WhatsApp. Veniamo risucchiati in un turbine di moto, colori e personaggi tutti con la voglia di festeggiare l’edizione numero 83. Puntatina
d’obbligo al Buffalo Chips, una birretta e, prima di rientrare in hotel, visitiamo le Badlands, zona collinare chiamata così per l’asprezza del territorio. Lo scenario è quasi lunare. Il giorno seguente si viaggia su cinque van, come in una gita scolastica, tra canti e risate. Nell’ultima fila di sedili prendono posto gli hooligan de’ Noantri. Visitiamo il monte Rushmore, il National Monument si palesa davanti ai nostri occhi imponente, bello e maestoso. Foto di rito davanti ai quattro presidenti e si riparte verso la cittadina di Deadwood, ripercorrendo il mito di Calamity Jane e altri fuorilegge del West. Dopo una passeggiata ci dirigiamo verso Spearfish, Hill City e Keystone.

L’indomani, finalmente, ritiriamo le moto a Rapid City. Partiamo all’alba in direzione di Sheridan, la tappa è lunga. Visitiamo le Black Hills, le Devils Tower alla ricerca di qualche incontro ravvicinato del terzo tipo, rivivendo le avventure di Kevin Costner nel film Balla coi Lupi. Percorsi 455 chilometri arriviamo in hotel stanchissimi, ma altrettanto eccitati e felici. Il quarto giorno percorriamo strade avvincenti e indescrivibili, tra panorami mozzafiato, lungo la US 14 tra tornanti guidati e curve raschia pedane. Durante i 345 km alla volta di Red Lodge sembra emergere dalla natura, con particolare evidenza, il mito di Buffalo Bill e delle sue imprese. Attraversiamo la Bighorn National Forest, poi superiamo il passo Granite ammiriamo il canyon Shell fino ad arrivare alle spettacolari vedute delle cascate omonime. Strada facendo le guide esperte di Kanaloa consigliano vivamente di fare molta attenzione all’attraversamento di animali di grossa taglia: i bisonti qui vagano indisturbati, questa è la loro immensa casa e noi siamo solo ospiti di passaggio. Il percorso del quinto giorno misura 470 km, da Red Lodge passa da Jackson Hole e si conclude nel Wyoming. Una giornata attesa e straordinaria, si va al parco di Yellowstone! Decine e decine di bisonti vagheggiano indisturbati. Uno, peraltro enorme, si appropria della strada, non c’è verso di farlo spostare. Che si fa? Si aspetta, ovviamente, senza suonare il claxon. Ripartiamo verso Tower Junction e il Canyon Village per arrivare al Grand Prismatic Spring, la visione della più grande sorgente termale calda degli Stati Uniti lascia letteralmente a bocca aperta.

Altra meraviglia è il geyser più famoso e rappresentato su foto e cartoline, il mitico Old Faithful: le eruzioni durano dal minuto e mezzo fino ai cinque minuti, i getti d’acqua bollente sono altissimi da 30 a 55 metri. Immancabile l’appuntamento con il Grand Geyser che erutta puntualmente due volte al giorno. La giornata vola finché arriviamo alla sosta finale per un meritato riposo. Il sesto giorno partiamo di buon’ora da Alpine, 550 abitanti, in direzione di Salt Lake City, percorrendo oltre 390 km. Anche questa giornata resterà nella memoria e nel cuore di tutti noi. Correre a Bonneville su una superficie immacolata, in sella a una potente Harley-Davidson, è un’esperienza da fantascienza, indescrivibile, da vivere assolutamente almeno una volta nella vita. Questa distesa sconfinata e perfettamente liscia permette alle auto e moto più potenti al mondo di sfidarsi in gare di velocità su un tappeto battuto di sale. La luce è assurda; il riverbero affascinante. Pino, Leo ed io ci capiamo al volo, basta uno sguardo. Nessuna parola, nessun gesto complice: ingraniamo la prima simultaneamente e ci lanciamo! Sembra di volare sul ghiaccio. Le ragazze dapprima si spaventano. Poi, visto che ormai non è possibile fermarci, iniziano a scattare foto e a filmarci mentre noi tre, tra zig-zag, incroci e accelerazioni, arriviamo quasi all’infinito. Il lago salato non ha fine, ritorniamo in parata a braccia alzate. Un abbraccio conclude quest’esperienza unica. L’indomani si riparte dalla città di Salt Lake City verso sud. Le temperature oscillano tra il caldo torrido e il “freschino”.

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Attraversiamo la Dinosaur Diamond Prehistoric Highway. Prima del tramonto arriviamo al parco di Arches che, visto nell’ora dorata, appare davvero incredibile. Uno spettacolo di luci e colori mozzafiato ci accompagna alla destinazione, Moab, sempre nello Utah, percorsi 450 km complessivi. Destinazione del giorno successivo è Mexican Hut. (km 335): viaggiamo per 335 chilometri su moderne e potenti bicilindriche lungo il Cammino degli Antichi, passiamo per Bluff attraversando territori colonizzati dai Mormoni. Dopo la foto di rito sotto le famose Twin Rocks è necessaria una sosta refrigerante, coccolati dai locali. Poi arriviamo a Mexican Hut da dove, il mattino seguente, partiamo per la tratta lunga 240 km che porta alla Monument Valley e termina a Page: una tappa esagerata! La sveglia suona alle 5 per godere uno spettacolo unico della natura: l’alba nella Monument Valley. Non ci sono parole, foto e video capaci di descrivere questi momenti. Siamo tutti e quarantadue in religioso silenzio ad ammirare il sole che sorge dietro montagne rocciose che si dipingono di rosso intenso. Due minuti e 38 secondi di assoluto stupore. Cos’hanno visto i popoli Navajo nel loro tempo! In mattinata è tempo di fare un giro su enormi fuoristrada all’interno della Monument Valley, l’osso sacro ringrazia. Si riparte velocemente per raggiungere Antelope Canyon all’orario concordato. Mai vista una cosa simile, la natura sa stupire e impressiona con giochi di colore che spaziano da rosa tenue al rosso vivo nel labirinto sotterraneo dell’Antelope. Nessuna foto può rendere merito allo spettacolo visto con i propri occhi.

Il percorso del decimo giorno prevede Kanab, Grand Canyon e Williams per un totale di km 420. Giornata memorabile, in tutti sensi. Quando arriviamo al Grand Canyon piove, tantissimo. Cade persino la grandine! Indossiamo la tuta antipioggia e andiamo; guidare è a tratti impossibile ma ci aspettano in eliporto per sorvolare in elicottero il Grand Canyon. A due chilometri dalla destinazione finale, la strada è bloccata; si è aperta una voragine sulla strada che ha inghiottito due Harley, un camion e un’auto, fortunatamente senza fare feriti. Mi avvicino a un poliziotto per chiedere aggiornamento; con tranquillità dice di stare sereni, in un paio di giorni sarà tutto sistemato… Ma l’elicottero decolla tra mezz’ora! C’è però una strada alternativa, lunga 140 miglia. Ottimo! Sfumato l’elicottero, forse meglio così visto il meteo, facciamo la “breve” deviazione di 140 miglia per raggiungere Williams, tappa finale di quest’assurda giornata.

L’indomani ci aspettano 500 km verso la diga Hoover, che divide Arizona e Nevada, e infine Las Vegas. Percorriamo la Route 66, la Mother Road, arrivando al tramonto nella città che non dorme mai. Viene il momento di ritirare la Mustang decapottabile noleggiata. Svolte serenamente tutte le pratiche, ci consegnano la nostra ricevuta. Registrata la patente, pare tutto OK. Ne scelgo una nera nuova, fiammante, con le chiavi sul cruscotto, è fantastica! Scatto qualche foto pregustando la serata a Las Vegas su un’iconica cabrio americana! Ci avviamo verso la sbarra d’uscita quando il parcheggiatore mi chiede il passaporto. L’ho lasciato in hotel! Per il noleggio mi hanno chiesto solo la patente, basterebbe premere un bottone e alzare la sbarra… Che senso ha chiedere il passaporto se sono già seduto sulla mia splendida Ford a noleggio, già scappottata? Niente da fare, vuole vedere il passaporto. L’intervento di Mirko e Marco non risolve la situazione, solo dopo un lungo negoziato ci lasciano finalmente uscire… A piedi. Meno male che, non appena salito, ho scattato qualche foto sulla fiammante Mustang. Ma sì, la notte è giovane, andiamo a festeggiare a Fremont! La città delle follie, del gioco e del divertimento non delude mai. Luci, laser, colori e tante cose mai viste! Passaggio veloce in uno dei casinò dello splendido Luxor Hotel, proprio dove alloggiamo nell’immensa piramide. Facciamo una piccola sosta alle slot. Come puoi pensare di andare a Las Vegas senza provare nemmeno a cambiare vita? Giochiamo qualche dollaro, nel giro di pochi secondi la macchinetta vince. Andiamo a letto, forse è meglio. Trascorriamo la dodicesima giornata facendo shopping, siamo a passeggio in attesa del trasferimento in aeroporto per il volo di ritorno. Visitiamo gli hotel Bellagio, Venezia e Mirage. Poi decidiamo di salutare lo chef britannico Gordon Ramsay nel suo ristorante Hells Kitchen, passandoci davanti sembra di vederlo in piedi, all’interno; no, è solo il suo ologramma!

Tra le mille luci colorate vediamo le insegne luminose, notevole la caratura degli artisti che si esibiranno questa sera: Ed Sheeran, Lady Gaga, Katy Perry, Bruno Mars, Adele. Per curiosità guardo i prezzi dei biglietti: in media 3.400 dollari a persona, peccato. Domani dobbiamo andare a casa, a malincuore, portandoci nel cuore la bella esperienza nel West americano, resa possibile dai nostri angeli custodi. Un ringraziamento va a Marco Mencaccini. Molto più che un tour leader, è la persona che sa toccare l’anima facendoti scoprire i posti più suggestivi e iconici degli Stati Uniti. Non perde mai la pazienza, chissà come cavolo fa. Mi rende orgoglioso di sentirlo amico. Perfetto in ogni circostanza, è sempre presente e disponibile. Domenico Giannetta è una guida molto preparata, onnipresente: sentirlo al proprio fianco è una certezza. Molto educato, non dice mai una parola fuori posto e non mostra il benché minimo segnale di nervosismo nelle circostanze più complicate, è l’amico che tutti vorremmo avere. Mirko, il cucciolo di casa Mencaccini, si rivela ragazzo fuori dal comune per simpatia ed educazione: complimenti a mamma e papà! Sempre pronto all’abbraccio, sempre disponibile oltre ogni aspettativa. È già un esperto problem solver. Proprio come Giulia Cecconi: bellissima e preparatissima, ogni mattina lascia a bocca aperta mentre anticipa ciò che stiamo per vedere. Adorabile, da abbracciare ogni minuto, sorridente, ha sempre la battuta pronta. Quando penso al fotografo Marco Frino, mi viene sempre da sorridere. È un po’ la scheggia impazzita dello staff. Maneggia ventisei macchine fotografiche, otto telecamere e un negozio di droni. Per tenerlo fermo bisognerebbe legarlo! Anche lui è sempre disponibile, attento, capace di cogliere gli attimi memorabili…
Ogni componente dello staff di Kanaloa e tutti i quarantadue partecipanti contribuiscono alla riuscita di quello che considero,istintivamente, il viaggio della vita.